mercoledì 30 novembre 2016

Ritorno all'inferno

"È la prima volta che vengo in questo inferno. Io abito a Brescia, dove lavoravo insieme a mio padre, ma da quando c'è la crisi non riusciamo più a vivere, abbiamo perso la licenza di ambulanti e mio padre si è ammalato. Viviamo in un tugurio e io giro l'Italia per lavorare la terra. Alcuni amici mi hanno detto di venire a Campobello per raccogliere olive e guadagnare qualche soldo, invece mi sono trovato a dormire in questo posto, ad avere difficoltà a mangiare visto che non ho soldi e per lo più devo lavorare tutto il giorno per guadagnare 20 euro, perché qui ti sfruttano fino all'osso".


Futuro posticipato. Visita a un CAS nel trapanese

Entrando al CAS “Vulpitta” di Trapani si prova una certa inquietudine pensando a quello che era il CPT “Vulpitta”, uno dei primi centri di detenzione per migranti, in cui nel dicembre di 17 anni fa, morirono sei uomini tunisini nell’incendio divampato all’interno, dopo un tentativo di fuga duramente represso dalle forze dell’ordine. E quel CPT è stato l’apripista di tante situazioni che ancora oggi vivono i migranti. Il nuovo CAS ha in comune con il vecchio CPT (poi CIE) il nome e la vicinanza dei locali, che si collocano proprio dietro l’ex ospizio ancora chiuso ed in rovina.


lunedì 28 novembre 2016

Non sono persone, sono marocchini!

Ci siamo presi un po' di tempo per scrivere di quanto accaduto a Palermo circa tre settimane fa, quando la nave Dattilo della Guardia Costiera ha portato a Palermo 1048 migranti. Ci siamo presi del tempo per metabolizzare le violazioni che il sistema adotta come prassi sistematiche e disumane, ma anche e soprattutto ci siamo occupati di dare sollievo e sostegno ai dimenticati, alle persone che l'Italia e l'Europa considera meno degli animali. Scriviamo adesso prendendo spunto della lettera anonima che ci è arrivata da un volontario presente al porto.

L’accoglienza che conviene a pochi. Visita al Centro di Prima Accoglienza per minori di Castiglione di Sicilia

“Stato di emergenza”, “misure eccezionali”, “provvedimenti straordinari”: parole che spesso sono associate a prassi illegittime e fuori da ogni controllo ma che sembrano essere le uniche a guidare da anni il cosiddetto sistema di accoglienza italiano. Ne sono un esempio i CAS, centri di accoglienza straordinaria, e i centri di prima accoglienza che rientrano ormai da anni nella ”ordinarietà” del sistema di recezione dei migranti, per i quali scompare sempre più la possibilità di un accompagnamento da parte di figure professionali nella procedura di ottenimento dei documenti e nell’inserimento all’interno della comunità di approdo. 

venerdì 18 novembre 2016

Newsletter SICILIAMIGRANTI - Ottobre 2016

● Commemorare le vittime, escludere i sopravvissuti: le lacrime di coccodrillo della Fortezza Europa
● Sicilia. L'accoglienza improvvisata che produce trattamenti disumani e prassi illegittime
● Coste militarizzate e frontiere invisibili, strumenti di morte di un'Europa che volta le spalle ai migranti
● News ed eventi
Info e contatti

martedì 15 novembre 2016

Merce di scambio: sopravvivere in un sistema che respinge

La storia di A. si ripete in molti altri luoghi della Sicilia e non vede coinvolti solo minori ma anche donne e uomini presenti sul territorio da diversi mesi e “respinti” dagli stessi centri che dovrebbero accoglierli. Nelle ultime settimane al porto di Catania sono arrivati più di mille migranti, ben 850 solo domenica a bordo della nave Bourbon Argos e pochi giorni prima altri 288 insieme a 20 salme.

Merce di scambio: minori in fuga senza alcuna tutela

“Sono scappato dall'Italia. Ora sono in un Paese sicuro”. Ci arriva nelle prime ore del mattino il messaggio di A., giovane ragazzo eritreo che abbiamo conosciuto a Pozzallo e poi seguito nei suoi primi mesi di permanenza in un centro per minori del Siracusano. Appena arrivato A. continuava a ripetere la prima frase sentita in italiano al momento dell’approdo: “Sei in Italia, un Paese sicuro”.

giovedì 10 novembre 2016

Palermo, cinquanta migranti espulsi vagano senza meta: non hanno soldi per il viaggio


L'allarme delle associazioni di volontariato: "Questo sistema crea degli invisibili"

I 250 magrebini, in prevalenza marocchini, arrivati a bordo della nave Dattilo lunedì mattina con altri 798 migranti, dopo essere rimasti al porto per quasi 30 ore, hanno trascorso la seconda notte in città al freddo sotto la pioggia con il decreto di espulsione in tasca. Come prevede la legge, adesso, hanno sette giorni di tempo per "allontanarsi volontariamente" dal momento che non hanno diritto ad alcuna forma di protezione sul territorio italiano. Fra loro anche 3 libici.


mercoledì 9 novembre 2016

Nell'inferno in mare

La notte del 21 ottobre Noëmi Landolt si trova a bordo della Sea-Watch 2, nave della ONG tedesca Sea-Watch impegnata nel salvataggio di 150 persone su un gommone in difficoltà al largo della Libia. La Guardia Costiera libica interviene attaccando i migranti e colpendoli con dei bastoni. Molti finiscono in acqua e muoiono. In questo articolo pubblicato sul giornale WOZ, il suo racconto di quella terribile notte.


venerdì 4 novembre 2016

Le difficoltà ad accogliere: Lampedusa

850 migranti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola, all’interno di una struttura (in parte inagibile) che potrebbe contenere 250, al massimo 300 persone. A Lampedusa, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, tutto può essere fatto, anche tenere minori, donne ed altri soggetti con particolari problemi chiusi dentro un hotspot per più di due mesi, in condizioni di promiscuità, in violazione delle leggi a tutela dei soggetti vulnerabili, illegittimamente trattenuti in un centro off-limits che impedisce alla società civile e alle ong di entrare in contatto con queste persone.